Esiste un sapore amaro che non se ne va, un retrogusto di ingiustizia che mastichiamo ogni volta che leggiamo un decreto ministeriale o guardiamo un telegiornale. È la sensazione che, in questa società moderna, esistano ferite che meritano il primo soccorso e ferite che, per non rovinare il copione del politicamente corretto, devono essere sepolte sotto il tappeto dell’indifferenza.
L’errore sistemico: quando la politica crea vittime di serie B
Recentemente, la Ministra delle Pari Opportunità ha ribadito un concetto che pesa come un macigno: “La violenza ha genere”. Un’affermazione che sbatte la porta in faccia a migliaia di esseri umani. Dire che la violenza ha un genere significa stabilire, per legge, che il dolore maschile è un’anomalia statistica o un’invenzione.
Quando le istituzioni ufficializzano i "due pesi e due misure", stanno dicendo a un uomo umiliato, picchiato o ridotto al silenzio che il suo trauma non ha dignità politica. Non è solo un errore burocratico; è una ferita inferta all'idea stessa di giustizia.
Il caso Striscia la Notizia: le voci del silenzio (Gennaio 2026)
L’inchiesta di Rajae Bezzaz andata in onda su Striscia la Notizia nel gennaio 2026 ha squarciato il velo di ipocrisia. Abbiamo ascoltato la storia di Marco, un uomo ridotto all'ombra di se stesso da una compagna violenta, che si è sentito rispondere dalle forze dell'ordine: “Ma come fa una donna così piccola a farti male? Vergognati”.
Abbiamo visto il volto di Giuseppe, sfigurato dall'acido da una donna che non accettava la fine della relazione. Per lui non c’è stata la stessa mobilitazione mediatica che giustamente scatta per le donne. La sua faccia distrutta è la prova vivente che la ferocia non ha sesso, ma lo Stato sembra essersene dimenticato.
Quando la TV normalizza l’abuso: il caso De Filippi e Belen
La narrazione mediatica è complice. In una puntata di "C’è Posta per Te", abbiamo assistito a una scena surreale: Maria De Filippi che sorrideva mentre una donna raccontava con naturalezza di come schiaffeggiasse il fidanzato. La violenza fisica è diventata intrattenimento, un siparietto comico.
Allo stesso modo, personaggi pubblici come Belen Rodriguez hanno dichiarato apertamente di essere "manesche", quasi come se fosse un tratto del carattere affascinante. Provate a invertire i ruoli: se un uomo ammettesse in diretta di dare schiaffi alla partner o di essere "manesco", verrebbe giustamente bandito dalla società. Perché se lo fa una donna deve essere socialmente accettato?
L’ombra del femminismo tossico e le armi "diaboliche"
Dobbiamo avere il coraggio di guardare nell’abisso: esiste un femminismo tossico che ha smesso di cercare la parità per diventare uno strumento di prevaricazione. Alcune donne sanno essere diaboliche e usano armi che distruggono vite senza lasciare lividi visibili:
• Le false accuse: Denunce di abusi sessuali o maltrattamenti usate come armi atomiche per vincere battaglie legali o ottenere l'affidamento dei figli. Una calunnia che ti segna per sempre, anche se l'innocenza viene provata anni dopo.
• Mogli infedeli e manipolatrici: Donne che, una volta scoperte a tradire, ribaltano la realtà. Usano il gaslighting per farti passare dalla parte del torto, trasformando la loro colpa nel tuo fallimento psicologico.
Il "Patriarcato" come scusa e il Femminismo Tossico
Oggi ogni comportamento femminile discutibile viene giustificato o minimizzato colpevolizzando il "patriarcato". Si è creato un clima di femminismo tossico dove l'uomo è colpevole a prescindere. Questa narrazione ha fornito ad alcune donne — che sanno essere diaboliche — armi micidiali per distruggere vite altrui:
• Le "vittime da TikTok" e la gogna in palestra: È esplosa la moda di creator che pubblicano video accusando uomini di molestie o di "sguardi predatori" (spesso in palestra o per strada) solo per ottenere visualizzazioni. Uomini che magari stavano solo guardando nel vuoto o allenandosi vengono dati in pasto alla gogna pubblica, con la reputazione rovinata in pochi secondi da un montaggio video manipolatorio.
• Le false accuse: Denunce di abusi usate come "armi atomiche" per vincere battaglie legali o ottenere l'affidamento dei figli. Una calunnia che segna per sempre, anche se l'innocenza viene provata anni dopo.
• Mogli infedeli e manipolatrici: Donne che, una volta scoperte, ribaltano la realtà con il gaslighting, facendo passare il partner dalla parte del torto per isolarlo psicologicamente.
Il muro istituzionale: Quando la Ministra decide chi è vittima
Il problema nasce dall'alto. Recentemente, la Ministra delle Pari Opportunità, Eugenia Roccella, ha ribadito una posizione che pesa come un macigno sulle spalle di molti uomini: “La violenza ha genere”. Secondo questa visione ministeriale, la violenza non sarebbe un atto di prevaricazione individuale, ma un fenomeno esclusivamente maschile radicato nel DNA e nella cultura degli uomini.
Questa impostazione è pericolosa e discriminatoria. Dire che la violenza ha un genere significa stabilire, per legge, che il dolore maschile è un’anomalia statistica o, peggio, un’invenzione. Quando le istituzioni ufficializzano i "due pesi e due misure", stanno dicendo a un uomo umiliato, picchiato o ridotto al silenzio che il suo trauma non ha dignità politica, non ha fondi dedicati e non merita lo stesso "Codice Rosso" riservato alle donne.
Conclusione: La violenza è violenza
Non si tratta di fare una classifica del dolore. Si tratta di pretendere che la giustizia sia cieca e non orientata da chi urla più forte.
• Un insulto che distrugge l'anima non chiede il sesso della vittima.
• Una manipolazione che ti toglie i figli e la dignità non è meno tossica se a compierla è una donna.
Finché continueremo a chiamare la violenza "di genere" invece di chiamarla disumanità, ci sarà sempre qualcuno che soffrirà nel silenzio, colpevole solo di essere nato nel "genere sbagliato" per poter essere creduto.
La violenza è violenza. Questo bisogna capire.
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