Il mio primo impiego è stato in un’azienda che si occupava della produzione e distribuzione di materiali per l’edilizia, sia per interni che per esterni. Ho lavorato con un contratto di apprendistato della durata di tre anni. Secondo quanto previsto dalla normativa vigente, durante quel periodo l’azienda beneficiava di agevolazioni fiscali, non versando tasse sul mio contratto.
All’inizio venivo inserito su turni regolari, ma successivamente mi fu imposto un solo turno fisso, che rendeva molto difficile gestire i miei impegni personali. In alcune occasioni fui persino costretto a lavorare durante i turni di notte, aggravando ulteriormente il mio stato di stress.
L’ambiente di lavoro non era dei più favorevoli.
La maggior parte dei miei colleghi era di nazionalità rumena, e invece di favorire il mio inserimento e la mia crescita professionale, spesso mi veniva detto che non ero capace di svolgere determinati compiti.
L’azienda sembrava preferire un altro apprendista, anch’egli rumeno, a cui veniva dato più credito e responsabilità.
Questo clima mi ha portato, una volta, a crollare emotivamente e scoppiare in lacrime per la frustrazione e la pressione accumulata.
Un altro grave problema riguardava la retribuzione.
Gli stipendi non venivano erogati regolarmente: spesso venivano pagati solo a fine mese o con ritardi consistenti, mettendomi in serie difficoltà economiche.
Ad un certo punto avevo maturato ben quattro mensilità arretrate, oltre alla tredicesima non corrisposta.
Durante il periodo della pandemia da Covid-19, l’attività venne sospesa e restammo a casa per mesi.
Al termine di quel periodo, ricevetti una comunicazione formale da parte dell’azienda, in cui mi informavano che il mio contratto non sarebbe stato rinnovato.
TESTO
Il mio primo giorno, il cuore a millePensavo: "Forse inizia qui la mia vita"
Ma dietro un banco di polvere e mattoni
C'erano solo sguardi che giudicavano in fretta
Mi dissero: “Tu non sei portato”
Mentre l’altro prendeva il mio posto
Mi stringevo forte dentro al giubbotto
Ma il gelo era tutto intorno, non solo fuori
E facevo notti senza dormire
Perché i sogni non bastano a sopravvivere
Stipendi che arrivavano tardi
E le lacrime bagnavano i miei tardi
Tre anni per niente, promesse nel vento
Un apprendistato che sembrava un tormento
Mi hanno insegnato più il dolore che il mestiere
E adesso so che non mi farò più fregare
Tre anni a lottare per un po’ di rispetto
Con turni di notte e il cuore in difetto
Ma ogni ferita è una lezione che resta
E il futuro lo scrivo io, senza più paura in testa
Dicevano: “Stai zitto e lavora”
Ma il silenzio pesa come una catena
E mentre il mondo chiudeva le porte
Mi arrivò la lettera, come fosse la fine
Ma io non sono finito lì
Sono solo sceso da quel treno rotto
E anche se ho pianto dentro a quel capannone
Ora cammino dritto, anche col cuore rotto
Ho visto i miei sogni appesi a un filo
Ma adesso li ricucio uno ad uno
Non sono il numero sulla busta paga
Sono chi si rialza anche quando crolla
Tre anni per niente, promesse nel vento
Un apprendistato che sembrava un tormento
Mi hanno insegnato più il dolore che il mestiere
E adesso so che non mi farò più fregare
Tre anni a lottare per un po’ di rispetto
Con turni di notte e il cuore in difetto
Ma ogni ferita è una lezione che resta
E il futuro lo scrivo io, senza più paura in testa
E a chi mi ha detto "Non vali abbastanza"
Rispondo con ogni passo che avanzaIo sono più forte di quel che pensavo
E il mio tempo adesso, me lo guadagno
Tre anni per niente... o forse per tutto
Per capire che valgo anche senza un saluto
Ho pianto, ho stretto i denti, ho fatto fatica
Ma oggi sono io che scelgo la mia vita.
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