Questo brano è una satira politica diretta contro l’ossessione del governo per il controllo dell’accesso ai siti porno tramite SPID, mentre il Paese affronta problemi ben più gravi e urgenti. Tra inflazione, stipendi fermi, sanità allo stremo, lavoro che manca e infrastrutture che crollano, la canzone mette in ridicolo una priorità percepita come assurda: identificare i cittadini per ciò che guardano online invece di risolvere le vere emergenze.
Con ironia amara e linguaggio esplicito, il testo denuncia l’ipocrisia del moralismo istituzionale, l’uso della “tutela” come pretesto per sorvegliare e la distanza sempre più evidente tra chi governa e la realtà quotidiana delle persone. Il risultato è un ritratto grottesco di uno Stato che chiede PIN, password e identità digitali per un click privato, ma non offre risposte concrete su lavoro, futuro e dignità.
Una canzone che fa ridere e incazzare allo stesso tempo, perché dietro la battuta c’è una domanda semplice: con tutto quello che non funziona, davvero questa è la priorità?
Testo
Il Paese cade a pezzi, crolla tutto piano piano,
ma il governo ha una priorità: controllare la tua mano.
Strade rotte, stipendi morti, ospedali K.O.,
ma loro gridano in TV: “Oddio! C’è chi si diverte un po’!”
Inflazione alle stelle, la gente senza fiato,
ma loro pensano a chi clicca un sito privato.
Crisi ovunque, debiti, lavoro che non c’è,
però metton “SPID” obbligatorio — perché? Boh, dillo a te.
Ti chiedono password, PIN, login infinito,
manco stessi lanciando un missile proibito.
E mentre tutto va in malora nel mondo reale,
loro combattono il “pericolo”… di un video normale.
SPID per un video, SPID per un click,
ma per sistemare l’Italia non c’è tempo, che trick!
SPID per controllarti anche di notte,
mentre il Paese affonda e nessuno si fotte.
SPID, SPID, SPID… misura geniale!
la politica va a puttane — ma lì, zero controllo ufficiale.
Dicono: “È per i giovani! Proteggiamo le menti!”
ma poi tagliano scuole, fondi e speranze… complimenti.
Bloccano i siti, ma non la corruzione,
che scorre liscia come un VIP in processione.
Hai fame? Hai debiti? Non arrivi a metà mesi?
Lo Stato: “Aspetta… prima devo vedere dove metti i clic clic palesi.”
E te la vendono pure come rivoluzione,
ma sembra solo ansia di ficcare il naso in ogni situazione.
E mentre compili moduli lunghi come un romanzo,
gli scandali veri li coprono col panzo.
Se la politica fosse un software, crasherebbe ogni giorno…
però sul tuo “intrattenimento”? No, lì controllano attorno.
SPID, SPID, SPID… che farsa totale!
il Paese brucia e loro pensano all’istinto naturale.
SPID, SPID, SPID… bella priorità!
intanto chi governa fa show e mediocrità.
Fan la morale a noi, tra selfie e comizi,
ma poi litigano per poltrone, bonus e capricci.
“Le strade con le buche?” “Dopo, dopo, poi…”
Prima controlliamo chi guarda un sito — così siam tutti eroi!
Pare che il problema più grosso della Nazione
sia la mano di un adulto e non l’inflazione.
“Proteggiamo i valori!” — sì, quelli dei loro conti,
noi intanto ci becchiamo tasse e sfondi.
Alla fine ridi, perché è comico e tragico insieme,
priorità invertite, cervelli pieni di creme.
Ti guardi lo schermo, ti arriva un altro PIN,
e pensi: “Ma davvero? È questo il loro gran delfin?”
SPID o non SPID, la verità è davanti:
la politica va a puttane…
e l’unica differenza è che noi paghiamo gli avanzi.
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